Three...Two...One...GO!

Ai blocchi di partenza si stabilisce inconsciamente lo stato d'animo che ci porteremo dietro, dominante, per l'intera durata della corsa. Eccomi qua. Mi sono allenata per venticinque anni aspettando questo istante, sicura che sarebbe stato il momento che mi avrebbe raccontato tutto di me. Invece no. La mente sceglierebbe di restare vuota se non fossi io, con il mio assillo, ad affollarla delle domande che credo essere appropriate in un momento come questo. Lei mi oppone la snervante quiete di chi non ha davvero nulla da dire. Quasi si scusa, rassegnata a lasciarmi senza alcuna risposta. Eppure se scelgo di farmi determinate domande dovrei essere in grado di darmi delle risposte accettabili. Lo smarrimento ha un'impennata inarrestabile. Prendo posizione, con le mani sulla linea a mimare un telefono. Sono calda. La fronte imperlata di un sudore misto: fatica, adrenalina, ansia, smarrimento. Manca poco. E le risposte non mi hanno ancora trovata. L'unica cosa che so è che appena sentirò lo sparo comincerò a correre. Dubbi o meno. Ormai sono qui, mi sono allenata per una vita. Non posso buttare tutto all'aria perché non accade quello che mi aspettavo. Tiro su il sedere, verso il cielo incurante. I muscoli della schiena si tendono e provo sollievo. Continuo a sentire la mente sgombra e comincio a pensare che in fondo sia meglio così. O bere o affogare. Fare questo dannato salto nel vuoto. Ce la posso fare. Se non ho prospettive definite, se ciò che ho davanti non è perfettamente a fuoco, non posso crearmi aspettative fondate. Magra consolazione... BANG!

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