Do not throw the baby out with the bathwater!

Ci sono momenti della vita in cui lasciarsi guidare dall’impulsività, dall’istinto o – peggio – dalla paura è decisamente controproducente.

È vero che la vita è breve e che dobbiamo cercare di assecondare la realizzazione dei nostri sogni, ma è nostro dovere morale quello di “non gettare il bambino con l’acqua sporca”.

Pensare che la nostra vita ci appartenga in modo esclusivo è un errore madornale, perché la vita è il prodotto di quelle interazioni – con soggetti animati e, alle volte, oggetti inanimati – che si susseguono in un lasso di tempo e in uno spazio definiti. Il risultato è il “qui e ora” in cui ci troviamo ogni qual volta sentiamo di dover prendere una decisione in merito a qualcosa – o a qualcuno.

Suddetta decisione non può, pertanto, non tenere conto di tutti gli “attori” che hanno determinato la situazione, con la loro personale e unica percezione e reazione.

 

Se isoliamo dallo spazio tempo la fattispecie della scelta arriviamo, nella nostra testa, a un risultato emotivo e a uno razionale parimenti meditati e privi di ogni ambiguità. Detto in parole povere, sappiamo che cosa vogliamo.

Questo accade in un mondo ideale in cui esistono solo le nostre scelte e la nostra volontà.

Se proviamo a immergere nella realtà il nostro ragionamento logico e la nostra risposta emotiva univoca i valori si sballano completamente, perché dobbiamo tenere conto di un numero infinito di variabili che si accaniranno a influenzare il risultato finale.

È come se prendessimo, come esempio di scelta ideale, il moto rettilineo uniforme. Il problema è proprio la supposta costanza della velocità in modulo, direzione e verso.

Nella realtà c’è sempre qualcosa che va storto. La natura non lascia troppo spazio alle costanti.

Perciò, sezione aurea a parte, siamo fottuti!

Il nostro ragionamento crollerà non appena ci decideremo a metterlo alla prova.

 

Occorre un doveroso passo indietro che favorisca una visione d’insieme che ci aiuti ad avere delle proiezioni plausibili del risultato.

Non che questo influenzi la nostra volontà, a conti fatti. Modifica solo il modo in cui, essendo l’uomo zoon politikon, operiamo la scelta per andare incontro ai nostri simili e cercare di dar loro il minor fastidio possibile (ovviamente, se non siamo degli stronzi!).

Detta così sembra uno stratagemma per mantenere linda la coscienza.

Che forse, effettivamente, lo sia?

Ma non è questo quello che importa. Quello che importa è che, in ogni momento, dobbiamo essere consapevoli che non siamo soli al mondo. Che siamo spesso, nostro malgrado, responsabili anche della felicità degli altri. Di molti altri.

L’egoismo è la reazione immediata alla sollecitazione della volontà, ma raramente paga. Ci si può ritorcere contro e fare più danni di quanti non possa farne un minimo sacrificio.

Non per uscirne puliti, ma perché lo dobbiamo gli uni agli altri.

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