COM/PROMISE

Le cicatrici restano. Non importa quanto ci affanniamo a nasconderle, a truccarle, quanto riusciamo ad "accettarle" e a sperare che diventino, lentamente e in silenzio, parte di noi. Loro restano e ci ricordano che qualcosa di estraneo è accaduto, che qualcosa di alieno è stato dentro di noi. Ce lo sbattono in faccia quando meno ce lo aspettiamo. Quando crediamo di non vederle più la luce le colpisce in modo diverso e le riporta, nuove, ai nostri occhi.

Non ci appartengono, ma sono nostre.

Non possiamo liberarcene ma fingiamo di potere, un giorno, non notarle più.

Eppure, se solo ci fermassimo un attimo, ne apprezzeremmo la natura funzionale, la loro verità di cose accadute che ci hanno modificati rendendoci migliori. Sono il segnalibro dei sacrifici che abbiamo fatto per riuscire a funzionare meglio.

Non esiste una motivazione razionale per volerle dimenticare, se non la sensazione che facciano di noi degli esseri imperfetti. Eppure, se non le avessimo, non saremmo la metà di ciò che siamo.

 

L'accettazione non esiste, esiste la consapevolezza del compromesso che porta al progresso.

Esiste la promessa di un futuro inaspettato.

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