WHAT GOES AROUND COMES AROUND

Ci sono giorni, come oggi, in cui credo che delle cose buone possano accadere. Perché siamo tutti diversi, è vero. Ma è un bene. No?

E quando sento persone parlare di diritti, di problemi legati a dei diritti che a loro non sono garantiti, mi vengono le bolle!

Ognuno ha i propri problemi, è vero, ma dovremmo smettere di essere così concentrati su noi stessi da non riuscire a provare empatia per i problemi degli altri. Perché siamo tutti legati, a doppio filo, e i problemi che sono dei miei fratelli e sorelle sono anche miei.

Mi rendo conto di suonare eccessivamente evangelica, ma sarebbe poi un male così grande? In fondo il Vangelo non è mica da buttar via.

Certo, in diverse occasioni col cazzo che porgerei l’altra guancia, però cerco di non fare agli altri quello che non vorrei fosse fatto a me. O, perlomeno, se lo faccio ne porto il peso e aspetto l’occasione di chiedere scusa.

Ovviamente vale sempre la regola de’ nonna che ‘mal cercato unn’è mmai troppo!’, però con un briciolo di razionalità.

Tornando a noi, oggi ho trovato conferma di quanto detto sopra. Non riesco a non appassionarmi alle battaglie di quanti vorrebbero riconosciuti quei diritti innegabili a ciascun essere umano.

Alcuni dei quali a me sono garantiti perché, per puro caso, mi piacciono i maschi.

Altri, invece, no.

 

Ho promesso a mia madre che se e quando avrà un ictus – cosa che, senza una motivazione del tutto razionale, la atterrisce non poco – ‘me ne occuperò io’! È il nostro modo per dire, in codice, che compirò la sua volontà di non esistere a questo mondo una volta privata di quelle che ritiene le condizioni necessarie per continuare a farne parte.

Ad oggi so però che, se mai dovessi farlo, stando così le cose, andrei contro la legge del mio paese. Non serve che vi dica quanto questo mi sconcerti. Non sono certo una criminale, né ci tengo a diventarlo. Però amo mia madre incondizionatamente, nonostante tutto, e farò tutto ciò che mi chiederà. Andrei contro ogni legge, per lei.

 

Ma per altre persone che conosco i problemi non riguardano la morte (che, già da sola, non sarebbe abbastanza?).

I loro problemi hanno a che fare con la vita, con il ‘come viverla’, con l’amore. È inaccettabile che io abbia un diritto costituzionale che non vale per il mio migliore amico. Perché lui è come me, né più né meno. Non ci sono diversi valori, né diversi metri di giudizio.

Mi è capitato spesso, in momenti di delirio di battaglia, che degli idioti rispondessero alle mie affermazioni: “Ma perché? Ti piacciono le donne?”.

Dopo il momento di sbandamento vario ed eventuale di fronte all’idiozia cosmica della domanda, le scelte sono due: ignorarli o cercare di spiegarmi.

Non so se sia la mia logorrea genetica a portarmi sempre a scegliere la seconda. Diciamo che mi piace pensare di avere qualcosa da dare al prossimo (ancora evangelica, sigh!).

 

Allora mi imbarco nell’impresa monumentale di spiegare a persone alle quali, forse, non frega niente, quello che secondo me va fatto perché è giusto.

Non perché mi piacciano le donne, o anche sì, cazzotenefregacoglione!

Perché ho un sacco di amici omosessuali felici e in pace, che vorrebbero solo vedere tutelati i loro diritti. Come singoli e come coppia.

Ma anche perché ne ho tanti che invece non sono per niente felici e per niente in pace. Che si sentono costretti a chiedere scusa (a chi, non lo so!) per ciò che sono (persone?), perché nella società di questo nostro grande paese di poeti, santi e navigatori, da cui tanto mi aspetto – ancora! – sentono che per loro non c’è posto. Perché molti di loro coltivano una fede incrollabile, eppure sono rifiutati in quei luoghi che per loro dovrebbero essere di rifugio e di speranza.

 

Oggi, come mi capita spesso, ho provato vergogna. Vergogna per essere nata in un paese che dovrebbe essere migliore. Che ha momenti, nella sua storia, che avrebbero dovuto farne un paese migliore (altri, ehm, no…).

Però, insieme alla vergogna, ho sentito anche la speranza, che mai mi abbandona. Perché io ci credo che insieme possiamo cambiare. Ma solo insieme, come un organismo composto da tutti quanti noi. Perché, se il cuore non batte, il sangue non arriva al cervello, ma se i polmoni non funzionano il sangue che ci arriva non porta abbastanza ossigeno. E se cede il cervello, chi farà battere il cuore? E se ci mollano i reni, che ne è poi del fegato e dei polmoni?

Per andare avanti il corpo deve stare bene tutto, non possiamo permetterci di pensare a una cosa alla volta.

 

Andremo avanti, ma solo se saremo tutti insieme.

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Commenti: 1
  • #1

    Silvano Billi (lunedì, 19 novembre 2012 19:00)

    Bello e molto chiaro. Complimenti!
    In italia certe volte, sembra sia più difficile far passare messaggi semplici, che aumentare le tasse.