ROOTERS

Ognuno di noi sente di provenire da qualche parte. Da qualcosa.

Ciascuno ha memoria di pezzi di strada, percorsi in compagnia variabile, nel flusso della moltitudine o con nient'altro che il riflesso di sé come compagno di viaggio.

Eppure c'è un punto che non ricordiamo mai: l'inizio. Il momento esatto che, se solo fosse nostro, potrebbe darci le risposte. Lo vediamo, quel momento, opaco nei racconti del branco che ci ha accolti brutti, arrossati e urlanti. Ce lo raccontano a turno, con una progressione che esplora e rivela - nel tempo - tutte le angolazioni possibili e gli aneddoti, forse un po' sformati, di come siamo venuti al mondo. Tranne l'unica prospettiva valida. Quella vera. La nostra.

 

Che sciocco alibi. Che patetici arroganti. Aggrapparci a una delle poche cose che non potremo mai sapere. Cercare riparo dalle pecche che sappiamo di avere dietro la palizzata posticcia di un incipit infausto.

Le radici non sono questo. Non sono quelli gli attimi che fanno di noi ciò che siamo. È quello che scegliamo di fare dei ricordi che abbiamo. Nonostante i ricordi che abbiamo.

Riuscire a fidarci, perché se la bocca non parla gli occhi sorridono. E il sorriso brillante degli occhi perfora anche le barriere che non sapevamo di avere. Gli occhi raccontano di storie viste e di storie nascoste allo sguardo. Gli occhi sussultano quando vedono quel che speravano, presto, ancora, di vedere.

Negli occhi le radici l'uno dell'altro.

 

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