TIME IS FLEETING! / IS TIME FLEETING?

Questo verso del “Time Warp” mi ossessiona da un paio di giorni almeno. Sto pensando moltissimo in questo periodo, in special modo al tempo, al suo trascorrere e al suo essere trascorso. Vonnegut, dalla sua, mi autorizza a sentirmi rasserenata dal fatto che, su Tralfamadore, il tempo non ha la stessa incidenza che qui. Su Tralfamadore la morte non esiste. Su Tralfamadore è tutto diverso…

 

“La cosa più importante che ho imparato su Tralfamadore è che quando una persona muore sembra solamente che sia morta. È sempre viva e vegeta nel passato, quindi è molto sciocco che la gente pianga al suo funerale. Tutti gli istanti passati, presenti e futuri sono sempre esistiti ed esisteranno per sempre. I Tralfamadoriani possono guardare tutti i diversi istanti come noi guardiamo un tratto delle montagne rocciose, per esempio. Possono vedere quanto ogni istante sia permanente e possono osservare qualunque istante interessi loro. È solo un’illusione che abbiamo qui sulla terra, quella che un istante si succeda all’altro, come perline su un filo, e che una volta che un istante è passato se n’è andato per sempre.

Quando un Tralfamadoriano vede un cadavere, pensa solo che il morto sia in pessime condizioni in quel preciso istante, ma che la stessa persona sta in effetti bene in un sacco di altri istanti. Ora, quando sento che qualcuno è morto, non faccio altro che stringermi nelle spalle e dire quello che i Tralfamadoriani dicono dei morti, ovvero “Tant’è”.”

 

Ciò che definisce il nostro universo è la percezione che abbiamo di esso. Parliamo spesso di verità oggettive convincendoci davvero che ne esistano. Eppure tutto è soggettivo, per quanto molti fenomeni possano essere concretamente sperimentati dalla maggioranza delle persone. Magari si potrebbe sostituire oggettivo con globalmente soggettivo, così, per rendere l’idea.

 

Recentemente facevo un esempio a un’amica, al telefono: da piccola hanno provato a spiegarmi, a farmi capire, che l’universo è infinito. La prima immagine che ho visualizzato nel mio cervello di bambina è stata quella di una piccola astronave che, perforata fumettisticamente l’atmosfera terreste, si ritrova in questo spazio nero pieno di stelle. E vola-vola-vola-vola fino ad arrivare a un’altra membrana sferica (una specie di atmosfera dell’universo), la perfora ed entra in un secondo universo tutto giallo. E vola-vola-vola-vola fino ad arrivare a un’altra membrana sferica (una specie di atmosfera dell’universo), la perfora ed entra in un secondo universo tutto rosso. E vola-vola-vola-vola……..

Ora potrei andare avanti all’infinito (ah-ah-ah) fino ad esaurimento sfumature universali, ma quello che si evince in modo chiaro da questo aneddoto è che la mia mente di bambina non aveva esattamente afferrato il concetto di “infinito”.

 

Tutto questo per dire che non necessariamente la mia mente di adulta lo ha fatto. Ho, per dirla tutta, smesso di provare e accettato la definizione senza ulteriori indugi. Perché? Perché non sono progettata per comprendere l’infinito. L’infinito non fa parte di me. Posso provare a intuirlo, come qualcosa che sfugge alla mia percezione, ma che esiste al di fuori dei miei sistemi di riferimento.

Però non posso, oggettivamente, convincermi di aver compreso di che cosa stiamo parlando.

Sono nata finita, in un mondo finito, da genitori finiti. Sto vivendo una vita finita, in spazi finiti, in tempi finiti e definiti.

Cosa mai potrei comprendere dell’infinito, se non ne ho esperienza? Sarebbe come chiedere a un cieco (non mi rompete il cazzo con la storia del “non vedente” – mi offenderei moltissimo, se fossi cieca, ad essere definita da un participio presente preceduto da un avverbio di negazione) che cos’è il rosso. Magari può intuirlo, ma non lo saprà mai.

 

Quindi non dovremmo affannarci nel tentativo di spiegare a noi stessi l’inspiegabile – o calcificarci nella convinzione che la nostra percezione faccia della natura di una cosa la sua natura oggettiva.

Sono tutte cazzate, perché poi arriva uno di Tralfamadore su un disco volante e ti sbugiarda.

Ti sbugiarda se ti va bene! Perché se ti va male, e sei già calcificato e inflessibile nella tua incredulità, non solo non cambierà il tuo modo di vedere il tempo, ma non vedrai nemmeno il disco volante.

 

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Commenti: 4
  • #1

    daddy-o (mercoledì, 24 luglio 2013 22:51)

    impeccabile!
    due precisazioni tranquillizzanti:
    l'Eternità è esattamente vedere il tempo come una dimensione cartografica, navigabile. che ospita anche fenomeni irreverisbili, anche. è un po' difficile, ma la mente serve a questo… detto anche "remoti i morti, e più ancora i vivi…"
    l'Universo della nostra esperienza è finito. l'infinito è servito ai matematici per risolvere alcuni problemi di computabilità, ma nun s'allargamo.
    baci, dormi bene!

  • #2

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